Un’attivista tedesca lottando contro la pedofilia è stata imprigionata in Francia!!

  • Da leon2
  • Il 2012-11-17 20:50:46


janett-seemann.jpegIl Caso Janett Seemann


Un’attivista tedesca contro la pedocriminalità incarcerata in Francia: una cittadina tedesca è ritenuta in prigione dal martedì 23 ottobre 2012 dalle autorità francesi. Si chiama Janett Seemnn, 33 anni, attivista contro la pedofilia.
Contesto della vicenda: Janett Seemann, è conosciuta come la fidanzata di Stan Maillaud, un ex-carabiniere noto in Francia per il suo impegno – abbastanza controverso dalle autorità – contro le reti pedocriminali. Questo quarantenne francese, è sotto mandato di arresto dopo di una condanna ad 1 anno di prigione per “sostrazione di minorenne”.


Dopo esser stato rinchiuso durante 3 settimane sotto questa accusa, dal 2007 Stan Maillaud rifiuta di sottomettersi alla Giustizia del suo paese. Quindi lo condennarono per difetto, in 2009, ad 1 anno di prigione per la sudetta “sostrazione di minorenne”. Si tratta in realtà di un’affare poco commune e mai veramente delucidata finora. Gli attivisti internazionali in lotta contro la pedofilia si alzano unanimi per denunciare una macchinazione da parte della Giustizia francese: al momento dei fatti, tra i 2006 e 2007, Stan Maillaud aveva portato soccorso e protezione ad un bambino di 10 anni e sua mamma. La giustizia francese non sembrava capace di fare luce su quest’affare, dove il bambino denunciava delle orribili violentazioni sessuali commesse da suo padre. Stan Maillaud considerò dunque la Giustizia difettosa, incapace di proteggere un bambino in pericolo, e quindi l’attivista decidò di intervenire. Secondo diversi osservatori, niente in 2007 giustificava l’imputazione né la carcerazione dell’attivista, e la giustizia francese avrebbe insabbiato così un affare più globale di crimini perpetrati su dei bambini in un’organizazzione segreta in quella regione del Sud di Francia (Perpignan, Pirenee Orientali).


L’attivista era quindi fuggitivo dal 2007 fino al 22 settembre scorso dove, rincorso dai Carabinieri nel corso un controllo stradale, sarebbe scomparso. Lì di nuovo, il contesto della scomparsa è più che strano. Sembra che la coppia di attivisti, Stan Maillaud e Janett Seemann, stava indagando nella clandestinità su degli affari non riconosciuti dalla giustizia francese di violenze sessuali su minorenni. Janett Seeman, prima di essere arrestata anche lei in delle circostanze discutibili, aveva radunato decine di attivisti venuti da diversi paesi europei, per denunciare pubblicamente il comportamento complice delle autorità francesi verso le organizzazioni di pedofili....e anche per che il suo compagno gli sia restituito. Questo era il 20 ottobre scorso ad Amancey (regione del Doubs, verso Besançon), dove Janett Seeman aveva organizzato una conferenza stampa davanti ad una sessantina di persone e il servizio televisivo di France 3. Rappresentanti locali dei Carabinieri eranno anche presenti, ma assicuravano in un’intervista alla stampa officiale, che non erano riusciti a prendere l’ex-carabiniere fuggitivo. Pero per Janett Seemann, non c’era dubbio: Stan Maillaud era stato sì arrestato, ma sarebbe stato rinchiuso in segreto. Infatti, quel famoso 22 settembre, importanti mezzi per braccare l’attivista erano stati impiegati, ma stranamente la stampa locale non ne aveva parlato, finche lo facesse Janett lanciando più tardi l’alarma nei cerchi di attivisti.
Una manifestazione pubblica per denunciare un’organizzazione pedofila impunita:
Il giorno di questa manifestazione cittadina ad Amancey, il Colonello Burlet, dei Carabinieri, dichiarava anche alla telecamera che non capiva le affirmazioni portate da Janett Seemann a proposito dell’organizzazione pedofila locale ed impunita. Secondo l’attivista tedesca, nel cuore del problema ci sarebbe una ragazza di 20 anni attualmente vittima da questa rete, e ormai in pericolo di morte come testimone a carico. Le accuse pubbliche di Janett durante la conferenza erano di una gravità inquietante: affirmava che nel seno di un’indagine clandestina effettuata da Stan su una rete pedocriminale nella regione del Doubs, erano venuti – lei, suo compagno, e 2 altri attivisti – in Amancey con 2 veicoli. Ed è allora che suo fidanzato fu controllato, come per caso, a bordo del veicolo che un’altro attivista guidava, e si prese a fuggire prima di scomparire rincorso da molti carabinieri. Durante il discorso, Janett affirmava che l’organizzazione pedofila in questione era composta da notabili della regione e protetta dalle autorità locali. La ragazza vittima, che gli attivisti erano venuti ad incontrare il 22 settembre per portargli soccorso, sarebbe prostituita da quando era piccola da sua madre e patrigno, per la detta organizzazione. Sempre secondo Janett Seemann, dall’incidente, la ragazza sarebbe stata poi formalmente identificata dai pedocriminali come un testimone pericoloso. L’attivista tedesca lo illustra con il fatto che i Carabinieri sarebbero andati a vedere la ragazza 2 giorni dopo della bracca all’uomo contro Stan Maillaud nella regione di Amancey: da una communicazione intervenuta più tardi tra il prezioso testimone e membri attivisti, i Carabinieri avrebbero fatto pressione sulla ragazza, e voluto intimidirla dicendoli che l’attivista fuggitivo era un assassino clandestino. Quest’ultima dichiarazione non è stata, dal resto, smentita dai Carabinieri.
Questa storia è sordida. La ragazza non sarebbe mai stata ascoltata o creduta dai Carabinieri locali, e sarebbe stat anche lei rinchiusa in segreto, da quando Janett Seemann formulò le sue denuncie pubbliche. Infatti, la giovane vittima sarebbe, dal giorno della conferenza il sabato 20 ottobre, tra le mani delle autorità francesi che colgono l’occasione per dire che danno seguito al caso. In effetti, la settimana dopo della conferenza stampa di Janett Seemann, molti arresti sono stati perpetrati: il suo, e quello di 3 altri attivisti. Un’organizzazione di traffico di ragazze, di origina serba, sarebbe stata anche smantelata. Ma le squadre internazionali di attivisti lo chiamano uno scandalo: affirmano che è una diversione fatta apposta per proteggere la rete denunciata da Janett Seemann. Gli attivisti parlano anche di strategie di confusione, illustrata dalla carcerazione recente di una coppia di genitori che lottava per recuperare il loro bambino, e si sono ritrovati all’improvviso nel ruolo degli accusati....
Una trappola tesa dalle autorità:
L’ultima volta che Janett Seemann dava segno di vita, era il martedì 23 ottobre. Lasciava allora le squadre di sostegno venute ad Amancey e si dirigeva verso Besançon, dove la ragazza-vittima voleva incontrarla (dopo di una chiamata ricevuta la mattina stessa). La giovane vittima assicurava che voleva parlare solamente con lei. Secondo le ultime persone ad averla visto quella mattina, Jannett temeva che fosse una trappola. Tesa dai Carabinieri, o peggio, dalla rete stessa. Ma Janett Seemann è di una forza di carattere fuori del comune: ispira il respetto.
Decidò quindi di andarci nonostante l’aspetto strano di questo appuntamento, forte della sua convinzione che non ha niente da rimproverarsi, e determinata a correre i rischi necessari per liberare questa testimone dalla sua drammatica situazione.
Janett Seemann, e Jeremy Lehut che la accompagnava, caderono in effetti in una trappola. Tra 2 giorni di scomparsa che non mancò di preoccupare tutti i suoi amici, un articolo nella stampa rivela che i 2 personaggi sono in arresto preventivo in Besançon. Per gli osservatori più oggettivi, il modo di fare delle autorità francesi disturba, e alimenta ulteriori sospetti in quanto alla loro integrità, e soprattutto alle loro vere intenzioni....e dunque anche sul ruolo reale che giocano nei casi che denuncia Janett Seemann. I carabinieri hanno aspettato la fine del meeting, e che le squadre internazionali se ne andassero per arrestarla freddamente....e ciò nonostante la parola del Colonello Burlet, che diceva non voler intromettersi.
Ci arrivano più tardi altre precisazioni sulla trasferta dei 2 attivisti nella prigione di Saintes, una cittadina situata all’altro lato di Francia, sull’Atlantico. Janett Seemann e il suo compagno Jeremy Lehut vi sono accusati di “associazione di malfattori con scopo di rapimento”. Nel fratempo, anche altri attori per la protezione dei bambini vengono discretamente incarcerati, accusati anche loro di “associazione di malfattori”. L’accusa, molto seria, giustificherebbe – secondo le autorità – la carcerazione immediata di Janett Seemann e amici in preventiva. Per gli attivisti che imparano la notizia, queste procedure assomigliano a delle rappresaglie degne di una dittatura. Questi si vedono già targhettate da quello che qualificano una vera “retata”, un comploto sceso dai ranghi più alti dell’istituzione giudiziaria francese. Un doppio colpo: prima si dirotta lo sguardo pubblico per proteggere quell’organizazzione del Doubs, e poi si neutralizza Janett Seemann e i suoi amici attivisti. Oggettivamente, l’effetto visibile di questa “operazione giudiziaria” rimane quello denunciato: carcerata per aver portato avanti delle indagini cittadine? Perche, se sappiamo dov’è Janett Seemann, ricordiamo che il suo fidanzato, Stan Maillaud, non è mai più ricomparso. E appunto se ci sono davvero delle organizzazioni criminali sotto questa stranissima scomparsa, tutte le luci però si volgono altrove. In quanto alla ragazza vittima di questa rete intoccabile, che così sembra essere, per lei sentiamo i peggiori timori possibili. Dal suo latto, la stampa ufficiale si disinteressa totalmente delle denuncie di Janett Seemann, coprendo l’evento nella luce della carcerazione, e di manera aneddotica e orientata. Ma gli attivisti internazionali per la protezione dei bambini e la lotta contro la pedofilia in rete provano ancora, nonostante il trauma generato, di svelare la verità. Alcuni primi dettagli venuti fuori dall’indagine vietata della coppia di attivisti stanno spuntando quà e là su internet.
Questi elementi sottolineano la realtà di un vero processo alle intenzioni fatto a Janett Seemann, al suo scomparso fidanzato e ai loro amici, per giustificare le spietate misure privative di libertà che li sono imposte. Insistono sul progetto di “rapimento” senza però lavorare molto sulle gravi denuncie fatte da Janett Seemann. Pero ecco, gli elementi che un po’ alla volto stanno venendo fuori su internet, grazie agli attivisti ancora liberi, dimostrano una tutt’altra realtà: Janett Seemann e Stan Maillaud erano degli indagatori, anche se clandestini. Stan Maillaud aveva realizzato delle interviste di Mamme umiliate dalla giustizia francese, che si preoccupavano della sorte dei loro bambini presi in dei casi di pedofilia. Il principale sito web che presenta questi lavori vietati è il sito www.pedopolis.com, sito che dispone di un programma di traduzione automatico in molte lingue per i testi scritti.
Tra queste “indagini clandestine”, esiste quella di una famiglia vivendo in Montendre, città appartenendo alla giuridizione di Saintes (dove Janett Seemann e amici sono carcerati). Le autorità francesi pretendono che la coppia stava progettando di rapire i 3 bambini messi in custodia in questa famiglia – padre e nonni paterni – su richiesta della madre.
Questa madre, Sandrine Gachadoat, si è vista isolata dopo aver denunciarto, qualche anno fa, atti di pedofilia perpetrati sui bambini dal loro padre e la nonna. La giustizia gli ha dato torto, definendola sofferente di problemi psichiatrici. Sandrine scappò quindi con i bambini durante alcuni mesi, prima di essere arrestata. La donna quarantenne è stata intervistata da Stan Maillaud, in effetti durante lo scorso estate, nel seno di un’inchiesta più globale che stava portando avanti in tutto il territorio francese. E’ l’ultima testimonianza pubblicata sul web, nel seno di una rassegna di diversi incontri dello stesso genere, firmati dallo stesso autore. La tematica è sempre la stessa, ovvero come intervengono le autorità per ritirare la custodia dei bambini al genitore che denuncia sospetti di agressioni sessuali commesse dal coniuge. Oggi, questa mamma, Sandrine Gachadoat, è anche lei – e di nuovo - rinchiusa in Saintes, come “istigatrice di progetto di rapimento”. Nonostanto ciò, alcuni nuovi elementi, raccolti da certi attivisti tra cui anche il Werkgroep Morkhoven dal Belgio, lasciano pensare che si tratti molto probabilmente di un vero processo sulle intenzioni, ciò che sarebbe completamente arbitrario. Sembra confermato che la coppia abbia in effeti sorvegliato la famiglia l’estate scorso in Montendre, e perfino contattato segretamente i bambini di Sandrine Gachadoat, ma solo nel seno della loro investigazione e con lo scopo di verificazione.
Pero per affermare che si trattava di un « progetto di rapimento », come lo dicono oggi le autorità francesi, per gettare janett Seemann e amici in carcere, sembra essere troppo facile. E sembra anche che questo non sia conforme ai testi dei Diritti Umani presso l’UE. Perchè è necssario precisare che queste privazioni di libertà, come le stanno soffrendo gli attivisti, entrano solamente in un contesto d’eccezionalità, ciò che oggi come oggi, non è stato mai stipulato dall’accusa. Al contrario, questa sorprendente carcerazione di Janett Seemann in condizioni imprecise, ci alimenta nelle nostre più grandi preoccupazioni.
A proposito dell’accusa di “associazione di malfattori e progetto di rapimento”, gli attivisti oppongono fortemente 2 riserve. Primo, con o senza intenzioni di procedere all’atto, sembra ovvio che la coppia lo avesse scartato in quanto avevano nel frattempo chiuso l’indagine per andar a soccorrere la ragazza di Amancey. Perchè siamo nell’obbligo di riconoscere che i Carabinieri non li hanno interrotti in mezzo a qualche azione relativa al sudetto progetto. I carabinieri, nell’occasione di un “semplice ed inaspettato controllo stradale” – secondo le loro parole, non hanno fatto altro che interrompere la presa di contatto della squadra di attivisti con un testimone maggiore, nel seno di un altro affare, e ciò circa 3 settimane dopo (la fomsa storia della vittima d’Amancey).
Secondo, nessuno può credere che sia logico che Stan Maillaud e Janett Seemann, “progettando di rapire” i 3 bambini, si sarebbero arrischiati di far filtrare l’informazione verso i loro tutori incontrando i bambini una prima volta. Perche infatti, un incontro sarebbe successo, e non finalizzato da nessun rapimento. Un film, girato in camera nascosta, esisterebbe e sarebbe tra le mani di un attivista, dimostrando quindi il punto di sopra menzionato. Dunque sembra ovvio che l’incontro progettava piuttosto di verificare la parola e la situazione attuale dei bambini, e di effettuare, se necessario, un’intervista clandestina.
Notiamo passando che Sandrine Gachadoat, proprio come le altre persone interrogate da Stan Maillaud, dichiara non aver mai avuto accesso di diritto agli atti penali del suo caso, e notevolmente all’audizione data dai bambini agli indagatori officiali, effettuata in seguito alla denuncia di aggessione sessuale.
Che sarebbe successo poi, se gli stupri nella famiglia si sarebbero verificati ? Si può immaginare, si può “pretendere” tutto. Ma in principio, tocca alla giustizia provare l’esistenza di un delitto, non agli accusati di provare la sua inesistenza....il processo sulle intenzioni non entra nella giuridizione europea.
Ma siamo per tanto forzati a valutare la legtimità di un’azione popolare, almeno per portare soccorso alla “manifestazione della verità” in questo tipo di problematiche. E la domanda sarebbe allora imbarazzante per tanti : in quale misura il sistema giudiziario si fa beffe della fiduccia che gli portano gli onesti cittadini, e per di più nel quadro molto sensibile della protezione di bambini vittime di pedocriminalità?
Affare di Stato e incidente diplomatico : fine del silenzio ?
Comunque i fatti non vanno al favore dell’accusa. I fatti dimostrano l’esistenza di una grande indagine popolare, realizzata dalla coppia di attivisti, con prove indiscutibili. Dimostrano anche, e quel che è pìu grave, una volontà di non rapire i bambini di Sandrine Gachadoat, ma solo di sentirli, correndo il rischio di essere poi “scoperti”, ciò che non può portare pregiudizio alla coppia di attivisti visto che questo entrava nel quadro di un’investigazione. Ma soprattutto, la cosa più preoccupante per le autorità francesi oggi, è l’evidenza del ruolo molto opaco che hanno giocato gli indagatori e magistrati francesi nella loro investigazione su di Stan Maillaud e Janett Seemann.
I loro rapporti tendono a dimostrare che le autorità francesi favoriscono le persone sospettate di violentazioni su minorenni, piuttosto che i bambini stessi e i loro protettori (genitore a altro), e di maniera assai sistematica. Di più, intanto per alimentare la problematica, un mandato officiale dell’ONU aveva francamente appuntato nel 2003 la responsabilità delle autorità francesi in affari di criminalità sessuale. Purtroppo questo rapporto non portò ad ulteriori sviluppi, almeno per aiutare il rinforzamento dei Diritti dei Bambini, al contrario: la situazione continuò e anche peggiorò. Le indagini clandestine di Stan Maillaud e Janett Seemann sembrano dimostrarlo. Oggi, l’attivismo internazionale per la protezione dei bambini contro la pedocriminalità si sta costruendo a livello europeo. Le autorità tedesche sono attualmente sollicitate dagli attivisti per una potenziale violazione dei Diritti Umani sofferta da Jannett Seemann in Francia. La nozione di incidente diplomatico viene quindi complicare quest’affare di Stato, che finora era stato limitato alla Francia, illustrato dalla reclusione segreta di Janett Seemann e la scomparsa di Stan Maillaud.
Per chiudere questo articolo, Janett Seemann, cittadina tedesca e attivista per i Diritti dei Bambini, rimane priva di libertà per decisione delle autorità francesi, senza che la sua famiglia possa ottenere qualche informazione al riguardo. Sarà così per i primi 4 mesi stipulati dalla Legge Francese? O per di più? O di meno?

Source : https://smrrr.wordpress.com/2012/11/18/communique-de-presse-une-activiste-allemande-contre-la-pedophilie-incarceree-en-france/

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